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sabato 3 dicembre 2016

A volte è necessario rallentare..*___^


Tutto mi parla di rallentare, il mio corpo, i libri che mi capitano in mano, il mio temperamento che eccede nel reagire alle situazioni difficili che mi si presentano. Ho cominciato col mangiare più lentamente ed ecco che mi si è aperto un mondo. Ho tenuto il piede schiacciando l'acceleratore per anni. Non mi hanno fermato il mio disagio, il mio dolore, l'unica cosa che mi guidava era la necessità di mettere in salvo chi amavo e me stessa. Ora è giunto il momento di usare i freni senza per questo arrendermi. Così il mio orologio torna a regolarsi con le stagioni e non più coi minuti che scorrono. Rallentare, che piacevole novità. Me l'avessero proposto mesi fa, avrei rifiutato senza la minima esitazione. Quante cose può insegnare il mangiare lentamente, assaporare il boccone di cibo fino in fondo, riempirsi di quel sapore e chiedersi come mai non mi sia venuto in mente prima. Pensiero inutile in realtà, semplicemente non ero pronta, semplicemente rallentare assomigliava, nella mia testa, a una sconfitta. Ora è il mio cuore che me lo chiede ed io sono lieta di ascoltarlo, di lasciarmi guidare, di non temere di perdere il controllo.................Mi preparo lentamente ad affrontare  un nuovo giorno assaporando ogni minuto,felice o doloroso che sia ****

mercoledì 30 novembre 2016

Poker: Le starting- hands


Le starting-hands con due figure non sono sempre necessariamente buone da giocare, e questo i principianti spesso non lo sanno. Di questo gruppo fa parte anche K-J che, anche se a prima vista può risultare una mano alquanto affascinante, in realtà ha tutto il potenziale per mettervi seriamente nei guai.
Diciamo subito che K-J contro un’altra mano random parte in vantaggio al 60% circa, tuttavia e così come anche per A-Q; il problema sta più che altro nel fatto che tale combinazione di carte si troverà significativamente dietro contro quelle che i giocatori amano più spesso giocare. Prendiamo, ad esempio, le mani che dominano K-J come A-K, A-J, K-Q: tutte e tre partono in vantaggio di un buon 73%. Se consideriamo poi quelle che invece vengono dominate come K-10, Q-J, Q-10 e i K-x e Q-x più bassi, pochissimi giocatori si spingeranno con esse fino allo showdown. Ciò significa che quelle volte che ciò capiterà, probabilmente vi aggiudicherete dei piatti abbastanza piccoli. Infine, come ultima analisi, confrontando questa mano con le monster AA e KK, scopriamo purtroppo che contro i cowboys siete letteralmente spacciati, mentre contro i rockets (A-A) partite al 14% circa.
Vediamo ora le possibili situazioni in cui potete incappare al flop. I board migliori in senso assoluto saranno sicuramente K-K-J e K-J-J per il full-house, ma queste sono ipotesi piuttosto al limite. Immaginiamo più concretamente che tra le prime community cards arrivino invece un Asso o una Q e che il piatto sia anche stato rilanciato pre-flop: beh, in quei casi non c’è troppo da stare allegri. Certo, potrebbero presentarsi anche texture del tipo A-Q-10 o Q-10-9 per la vostra scala, ma nel caso il turn o il river dovesse accoppiare il board ci potrebbe essere anche la possibilità che qualcuno abbia chiuso un full-house. Infine, neanche flop come K-x-x e J-x-x rendono le vostre carte meno vulnerabili.
Se poi vi trovate a partecipare ad un tavolo piuttosto loose, dove in molti amano giocare tutti i tipi di mani, allora dovete sapere che anche contro il più debole A-2offsuit partirete al 43%, che sta a significare che per ogni 2 volte che migliorerete la vostra mano il loose-maniac ne vincerà 3, e questa non è certamente una buona notizia per un discorso di profitto nel lungo termine.
A differenza di AQ, comunque, la maggior parte delle persone non gioca K-J in maniera tanto forte. La tendenza è più a limpare. Ma anche se questo aspetto sembra poter limitare le possibilità di fare danno, in realtà permetterà a giocatori loose di entrare nel piatto con qualsiasi mano, aumentando di molto le possibilità che i vostri K-J possano essere craccati. Se decidete invece di open-raisare, allora vi esporrete all’attacco delle altre legittime raising hands. E talvolta, piuttosto che una 3-bet riceverete un semplice call, nella convinzione che voi abbiate un mano più forte. Immaginate quanto potete perdere se qualcuno ha flat-callato con K-Q e un K scende al flop.
In conclusione, K-J può rivelarsi una buona mano soprattutto nei tavoli short handed. In quelli full ring, invece, potrebbe farvi perdere parecchio quindi, se decidete di volerla giocare ugualmente, fatelo almeno da late position e con buone odds, ossia quando ci sono stati parecchi limp prima del vostro turno. Se poi al flop non beccate niente di davvero forte e c’è anche una certa action da parte degli altri giocatori, buttatela pure via senza rimorsi e mettetevi in attesa di un’occasione migliore. (Web Fonte: Giocare a poker)

IP...IT...ICT.. Invasi dalla tecnologia *******//////*******



Oggi tutti noi abbiamo una carta di credito, un computer, un cellulare, un navigatore gps,  la carta regionale dei servizi e di sicuro tante carte di vari commercianti o supermarket per la raccolta dei punti.
Vi siete mai chiesti se con tutta questa tecnologia, esista la privacy.
Analizziamo
Quando uso la mia carta di credito o bancomat.... qualcosa immagazzina i miei dati, memorizzando quanto ho speso con la mia carta.
Con il mio cellulare sono rintracciabile in qualsiasi momento, infatti il cellulare scambia dei segnali con la cella più vicina, quindi i gestori possono sapere quale cellulare è connesso alla rete e a quale cella è collegato.
Dato che queste celle sono aree di copertura limitata, si è in grado di circoscrivere abbastanza precisamente l'area in cui si trova un cellulare.
Per quanto riguarda le nostre abitudini alimentari o acquisti vari ci pensano le carte raccolta punti.
Ogni volta che ci colleghiamo a Internet, il nostro provider ci assegna un indirizzo IP,Internet Protocol address. Gruppo di quattro numeri compresi tra 0 e 255 separati da un punto, "un esempio: 192.168.0.1" questo numero identifica univocamente il dispositivo collegato e permette d’identificare in ogni momento l’intestatario della linea telefonica usata per connettersi a Internet.
Quando navighiamo in rete "Internet" e ci colleghiamo a un sito, sul nostro computer vengono archiviati i cosi detti; cookie, che tengono traccia delle nostre abitudini in rete.
Si tratta di piccoli file testuali che, generalmente, vengono sfruttati dai vari siti Internet ad uso statistico, quindi senza alcun intento di danneggiare dati o violare la nostra privacy.
Si potrebbe continuare... ma mi fermo qui.

Tutto questo per iniziare a parlare di, IT, acronimo inglese di Information Technology " Tecnologia dell'informazione”, o ICT, acronimo inglese di Information and Communication Technology, " Tecnologia dell'Informazione e della Comunicazione" o ancora Informatica "Informazione Automatica", Capacità di gestire l’informazione in modo automatico.
Quindi parliamo di Computer questa magica scatola!!!
Come ragiona un computer
Il computer riconosce solo due stati: 0 e 1, spento e acceso, falso e vero, no e sì
Questi due stati rappresentano la più piccola unità di informazione: il Bit, (binary digit “cifra binaria”), variabile che può assumere solo due valori.
Otto Bit fanno un Byte, unità minima per rappresentare un carattere.
La successione di 0 e 1 all'interno di un byte permette di ottenere 256 varianti. quindi con un byte siamo in grado di rappresentare tutte le lettere dell'alfabeto, i numeri, i segni d'interpunzione e vari simboli.
Per esempio, la lettera A è data dalla sequenza binaria (01000001).
I multipli del byte sono:
il Kilobyte    (KB),  corrisponde  a 2^10=1024
il Megabyte (MB),  corrisponde  a 2^20=1048576
il Gigabyte   (GB),  corrisponde  a 2^30=1073741824
il Terabyte   (TB),   corrisponde  a 2^40=1099511627776
Per concludere tutte le informazioni che inseriamo nel computer vengono convertite in sequenze di 0 e 1 “linguaggio binario”. (dal web)

La prima rivista sul poker datata 1952 ♠️♥️ ♣️♦️


Il settimanale POKER è uscito in edicola il 21 maggio del 1952 sotto le insegne della casa Editrice Audace, allora diretta da Tea Bonelli.
Si trattava di un'innovativa rivista contenitore.
Formato insolito (27,0x34,0 ; 32 pagine + copertina), contenuti costituiti da fumetti e articoli di costume.
La rivista ospitava episodi di Rip Kirby,Yuma Kid, Pierone il drittone e Braccio di ferro.
Ma la vera novità fu usare copertine, all'epoca definite "con le donnine", disegnate stupendamente da Rino Albertarelli (che per l'occasione si firmò con lo pseudonimo "Carlos").
Proprio questo azzardo da parte della casa editrice, che sperava in questo modo di guadagnare consensi tra un publico di età medio-alta, fece fallire l'esperimento editoriale dopo soli due numeri.

domenica 27 novembre 2016

*** Giocare in zona bolla! ***


La bolla. Che non è quell’antipatica protuberanza che vi sporge dal naso quando siete raffreddati, bensì quell’altrettanto sgradevole fase di un torneo di poker nel quale si rischia di essere eliminati prima di andare ai premi.
Per intenderci: il torneo premia 3 giocatori e al tavolo ne sono rimasti 4. Ecco servita la zona bolla: chi si piazzerà come quarto, oltre ad aver buttato ore di gioco inutilmente, andrà via con un palmo di naso.
Come si approccia il gioco “on the bubble” per non filarsene via a mani vuote ma andare “in the money” (a premi)? Vediamo qualche strategia utile.La prima valutazione da fare riguarda l’entità del proprio stack (le chips a disposizione), ponderandole in relazione a quelle degli altri al tavolo. Possono delinearsi tre macro-aree, ognuna con un’appropriata strategia di massima: piccolo stack, medio oppure consistente.
Stack piccolo. Avete combattuto con le unghie e con i denti, ma adesso vi ritrovate con poche chips e dovete cercare di incrementarle, scansare l’eliminazione e tornare in gioco. In questa situazione è opportuno cercare di rubare i bui (ad esempio quando in posizione di button dealer) attaccando gli altri giocatori con rilanci aggressivi, allo scopo di intimorirli e farli foldare.
Un consiglio: cercate il più possibile di evitare scontri diretti con i chip leader (a meno che non abbiate carte davvero forti). L’ampia disponibilità di chips, infatti, potrebbe spingerli a vedere i vostri rilanci e mandarvi anzitempo a casa.
Stack medio. Siete arrivati con una discreta quantità di chips in zona bolla? Bene, è tempo di fare gli squali. Il che significa andare a caccia di pesci piccoli, evitando al contempo di finire tra le fauci di quelli più ingombranti. Che tradotto in “Pokerese” – il nostro idioma preferito – significa saccheggiare i bui dei giocatori con meno chips costringendoli a foldare. Certo, potrebbe capitare che al pesce piccolo arrivino delle carte importanti per cui, invece di foldare, vi segua in mare aperto oppure, addirittura, contro-rilanci. Ma sta a voi leggere di volta in volta il contesto e la situazione, e comunque è un rischio da correre se si vuole arrivare fino in fondo. Da vincitori.
Stack da leader. Veniamo alla situazione che tutti si augurano: giocare in bolla da chip leader. Andate in pressing dei piccoli e medi stack che, onde non far esplodere la bolla e abbandonare il tavolo, non avranno molte remore a lasciarvi rosicchiare i loro bui e le puntate più blande. Quindi: rilanciate spesso e volentieri, anche con mani non invidiabili.
L’unico pericolo potrebbe essere un contro-rilancio (probabilmente all-in) di un giocatore “corto” che si trova tra le mani carte interessanti. In questo caso, per l’importo rimanente, sarete spesso “obbligati” a vedere (in gergo “committed”), rischiando chiaramente di perdere il piatto e regalare ossigeno preziosissimo al vostro avversario.
Altro pericolo a cui badare sono gli avversari con uno stack considerevole o pari al vostro, che potrebbero adottare la stessa strategia. In questo caso la posizione  (chi parla prima) è una leva da sfruttare, anche se la soluzione migliore resta quella di evitare del tutto confronti con avversari di pari livello.
Un’altra strategia per andare “a premi”, infine, è quella di giocare da “dormienti”. Ossia sfruttare la quantità di chips disponibile attuando un gioco passivo, attendendo che uno degli avversari venga eliminato. I bui e gli ante intaccheranno il nostro patrimonio e arricchiranno i nostri avversari, ma potrete essere abbastanza certi di agguantare il terzo o il secondo posto.
Ma noi i tornei li vogliamo vincere, o sbaglio?
Un veloce riepilogo dele strategie da adottare:
Low stack: aggredite i bui dei medi stack ed evitate confronti con i chip leader, a meno di non avere carte da urlo.
Medi stack: aggredite i bui dei piccoli stack, cercando di evitare i big stack che adotteranno la stessa strategia.
Big stack: aggredite per rubare i bui dei piccoli e medi stack. Siete i chip leader, è tempo di far sentire al tavolo il vostro peso.
E la prossima volta che entri in bolla, mettiti in ballo.
Con un Rock&Roll, preferibilmente. 

Fonte:Poker-online-gratis-punto.net

*/* Le origini del Texas Hold'Em */*


Il poker alla texana: tutti lo conoscono, tutti ci giocano, tutti ne parlano. Sì, ma la storia? Com’è nato, quando? Perché? Le origini sono incerte, ma ci sono alcune curiosità molto interessanti.
Cerchiamo di scoprirle con un breve tuffo nel passato. Siamo in Persia, XIV secolo, tra la popolazione dell’epoca impazza un gioco in che prevede l’uso di 20 carte e si gioca in 4 giocatori. I punti previsti sono coppia, tris e colore. Il nome del gioco sembra sia As-Nas. Stop. Questo è quanto tramandano gli storici sulle origini della nostra amata texana.
Anzi, no. Siamo in Francia, è il XVIII secolo e gli uomini si sfidano in accesissime partite a Poque con un mazzo di 20 carte composto di soli dieci, jack, donne, re e assi. Il nome del gioco sembri derivi dalla parola francese Pocher, ingannare, parola che, portata in Lousiana dai coloni francesi, perde la morbidezza della lingua dei nostri cugini d’oltralpe e diventa Poker, si diffonde nel west e arriva sino a noi.
O forse non è nemmeno così. Il Poker nasce nel XVII secolo in Germania, noto a suo tempo come Poken, inganno. Un gioco basato sul bluff che i tedeschi portarono in america, nel ‘700 e gli americani lo diffusero a tutto il mondo conosciuto.
Oppure in Italia, perché no? Siamo nel Rinascimento e i Messeri del tempo si sfidano allo Zarro, un gioco di carte simile al poker, così diffuso da venire addirittura proibito con un editto. Come ogni divieto, la proibizione accrebbe la curiosità nei confronti del gioco che si diffuse a macchia d’olio, arrivò in Francia e, attraverso viaggiatori e mercenari, approdò in America, dove subì le trasformazioni che conosciamo come Texas Hold’em.
La verità è che il poker ha origini davvero incerte e numerose teorie sulla sua genesi. Esistono però dei fatti certi. Nel 1829 un esploratore inglese di ritorno dal west, tale Gorge Cowell, scrive nelle sue memorie di un gioco in cui si ricevono 5 carte, con giri di puntate e punteggi simili a quelli che usiamo ancora oggi.
La prima vera ufficializzazione del gioco avviene invece nel 1858, con un regolamento diffuso e ufficiale che definisce le regole e la gerarchia dei punteggi, oltre all’utilizzo del mazzo a 54 carte. Nel 1871 Robert Schenk, ambasciatore americano in Gran Bretagna, illustra il gioco addirittura alla Regina Vittoria, diffondendolo dapprima nell’ambiente della nobiltà inglese e, in un secondo momento, ad ogni ceto sociale.
Allora perché Texas Hold’Em? La risposta è semplice: sembra che il vero Hold’em, quello giocato tutt’oggi, sia nato e diffuso nella sonnacchiosa città di Robstown. In Texas, appunto.
E se la storia fosse ancora un’altra? Se il Texas Hold’Em fosse il regalo di una civiltà aliena all’umanità? Si dice che in alcune pitture rupestri siano chiaramente distinguibili 4 persone sedute intorno ad un tavolo, con un piccolo bottoncino davanti ad uno di essi.
Chissà. La questione è intricata.
Giochiamoci su.
(Nella foto: il primo tavolo da poker della storia, erroneamente confuso dagli studiosi con una ruota). 
Fonte: Poker-online-gratis-punto.net
Poker

*_____* Dedicato a me e alla mia forza *_____*

La ricomparsa dell'umorismo: questo si che è un buon segno.
Sono così sprofondata dentro me stessa, pervasa da un senso di cupezza e
di catastrofe, che accorgermi di saper ridere di me mi rende felice.
Non è possibile che tutto vada così male, se riesco ancora a prendermi
in giro. E' il mio fisico a essere malato, non il mio spirito:
La ferita è nel mio passato, nei miei ricordi.
La mia mente è come un vaso che trabocca di demoni del passato.
Voglio colmare d'amore questo vaso. Mi voglio bene, mi stimo per
quello che sono, così come sono. Lo dico allo specchio, lo dico
all'anima.

Patty *___*